Descrizione
Quest’opera è un esempio emblematico della sua ricerca pittorica, dove la materia e il gesto creano un’immagine potente ed evocativa.
Il dipinto si distingue per una forte componente materica, grazie alle pennellate ampie e dinamiche, vorticose, che creano una superficie ricca di spessori e rilievi che catturano la luce in modo cangiante.
La tavolozza è dominata da tonalità fredde — blu profondi, azzurri cerulei e bianchi puri — che richiamano immediatamente gli elementi naturali del ghiaccio e dell’acqua. Al centro del vortice cromatico si intravedono forme che suggeriscono presenze antropomorfe o spirituali, tipiche del “neofigurativismo” di Consorti, dove la figura umana emerge o affonda nel caos primordiale della materia.
L’opera può essere interpretata come una riflessione sulla natura e la sua forza travolgente. Il movimento che si crea non indica solo un elemento fisico, ma uno stato d’animo o una condizione esistenziale di isolamento e purezza.
In ultima analisi, in quest’opera Consorti esplora il confine tra astrazione e figurazione, invitando l’osservatore a “perdersi” nel dinamismo del colore per poi ritrovare frammenti di realtà.







