Descrizione
La volpe e l’uva fa parte di un importante ciclo dedicato alle favole di Esopo, in cui l’artista traduce la saggezza antica nel suo linguaggio visivo surreale e ironico.
Al centro della scena troviamo la volpe, rappresentata con le tipiche deformazioni espressioniste di Procopio: un corpo allungato, tratti caricaturali e un’espressione che mescola desiderio e frustrazione. L’uva è spesso raffigurata come grappoli rigogliosi e colorati, posizionati in alto, quasi fuori dalla portata del soggetto, per sottolineare la distanza tra il desiderio e la realtà. Procopio non si limita a una semplice illustrazione. Inserisce la volpe in contesti quasi teatrali, spesso accompagnata da altri personaggi o elementi simbolici che osservano la scena, trasformando il momento della “rinuncia” in una recita pubblica. L’uso di tonalità vivaci e contrastanti serve a enfatizzare la vitalità del racconto.
In questa interpretazione, Procopio attualizza la morale di Esopo: la tendenza umana a disprezzare ciò che non si può ottenere per mascherare i propri limiti. L’ironia dell’artista trasforma la volpe in una maschera contemporanea; non è più solo un animale selvatico, ma una caricatura dell’uomo moderno e delle sue piccole vanità.
L’opera invita lo spettatore a sorridere della propria testardaggine, rendendo la lezione morale meno severa e più simile a una favola della buonanotte colorata e paradossale.







