Descrizione
In questo dipinto, l’artista cattura una veduta notturna di Roma durante il suo periodo giovanile nella capitale. L’opera riflette l’influenza del realismo romano di quegli anni, mediata però da una sensibilità atmosferica già molto personale.
Il punto di vista è elevato, probabilmente dalle rampe del Pincio che dominano Piazza del Popolo. Al centro, la presenza di lampioni sferici accesi crea dei globi di luce bianca che punteggiano l’oscurità del fogliame degli alberi, resi con tonalità di verde e blu cupo.
In alto a destra, un disco lunare pallido e velato fa da contrappunto naturale alle luci artificiali della città, un tema quello del “doppio lume” che Guccione esplorerà per tutta la vita.
Sulla destra si intravede la sagoma di un palazzo umbertino, tipico dell’area, mentre in primo piano appaiono figure accennate e una balaustra che definisce lo spazio della terrazza.
Sebbene lontana dai celebri e quasi astratti “mari” degli anni successivi, quest’opera contiene già i germi della sua ricerca futura: Più che la descrizione topografica del luogo, a Guccione interessa la vibrazione della luce nell’atmosfera notturna. Il dipinto si colloca in quella fase in cui l’artista, pur restando fedele alla figurazione, inizia a scomposre le forme in macchie di colore dense e pastose, influenzato dalla lezione di artisti come Ennio Calabria e Renzo Vespignani. Roma non è vista con intento monumentale, ma come un paesaggio dell’anima, silenzioso e sospeso, dove la città e la natura (il Pincio) si fondono in un’unica visione poeti







