Descrizione
In questo dipinto ritroviamo l’essenza della sua ricerca artistica: la creazione di un alfabeto immaginario composto da segni e grafie che fluttuano nello spazio.
Il quadro è strutturato su un’impaginazione che ricorda la partitura musicale o un antico manoscritto, temi cari all’artista per il loro legame con il ritmo e la memoria.
La superficie è ricoperta da una fitta trama di segni geometrici (triangoli, linee, punti) che non hanno un significato letterale, ma servono a trasferire sulla tela le percezioni e gli stati d’animo dell’autore.
L’opera è divisa orizzontalmente in due sezioni principali da una linea blu. La parte superiore è a sua volta bipartita, creando dei “campi” di colore che isolano gruppi diversi di simboli, mentre la parte inferiore presenta un reticolo più uniforme di segni gialli su un fondo grigio-verde.
Licata utilizza una tavolozza delicata, giocata sui toni del giallo ocra, dell’azzurro e del verde salvia, che conferisce all’insieme un’atmosfera lirica e sospesa.
L’arte di Licata si pone al confine tra pittura e scrittura. I suoi segni non sono decorativi, ma seguono un ritmo visivo simile a una battuta musicale. Il colore non riempie semplicemente le forme, ma agisce come il silenzio tra una nota e l’altra, creando profondità e distanza. Attraverso questo codice “non decifrato”, Licata invita lo spettatore a un’interpretazione libera e onirica, trasformando la tela in una magia visiva che si rinnova a ogni sguardo.







