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OMAR GALLIANI
Omar Galliani è uno dei più grandi interpreti contemporanei della tradizione rinascimentale italiana, tanto da essere definito da molti il “Leonardo da Vinci vivente”. Nelle sue tavole, le donne del nostro tempo sono circondate da un’aura di preziosa bellezza e spiritualità.
La tecnica, che si esprima attraverso matita o pastello, si adatta alla morfologia del legno, creando un intreccio di linee, graffi e sfumature. L’immagine emerge così all’improvviso, eterea, come un’essenza al tempo stesso persistente e impalpabile. Con oltre 170 cataloghi dedicati alle sue mostre personali, l’artista ha esposto in diverse edizioni della Biennale di Venezia e in numerosi contesti internazionali: dalle principali città italiane ed europee (Gran Bretagna, Francia, Germania, Portogallo, Ungheria, Repubblica Ceca) fino ai grandi poli artistici mondiali, come San Paolo in Brasile, Tokyo e Osaka in Giappone, New York negli Stati Uniti, Pechino, Shanghai e Xi’an in Cina, Mosca in Russia e oltre.
Per Omar Galliani, fare arte non è solo esercizio estetico, ma una vera e propria ricerca filosofica che eleva il disegno a opera totale e autosufficiente, rendendolo il cuore pulsante della creazione. Esponente di spicco degli Anacronisti e del Magico Primario negli anni ’80, ha recuperato la sapienza tecnica del Rinascimento, proiettandola in una sensibilità contemporanea e psicologica.
La sua tecnica si fonda sull’uso magistrale di grafite e carboncino, applicati su grandi tavole di legno di pioppo. La scelta di questi materiali richiama una profonda connessione con la materia organica e con la natura: la grafite, origine del diamante, e il legno, derivato dall’albero. Un altro aspetto rilevante della sua poetica è il dialogo con la filosofia cinese e i suoi simboli: nelle sue opere compaiono spesso draghi, o parti di essi come gli artigli, emblemi di energia creativa e innovazione.
La sua tecnica si sviluppa attraverso un “tratteggio infinito” che satura il supporto ligneo, cercando di oscurare la luce naturale del pioppo per far emergere le forme dal buio. Questo processo, spesso definito “Opera al Nero”, conferisce alle sue opere una profondità quasi metafisica. Pur prediligendo il bianco e nero, Galliani non rinuncia all’uso del colore, come nei pastelli su tavola della serie “blu oltremare”.








